Qualcosa di cui parlare

CalimeroScrivo questo post alla vigilia del Festival del Fundraising 2013, il più vasto evento che coinvolga a livello nazionale (e non solo) i fundraiser delle organizzazioni nonprofit italiane e diverse figure del nonprofit italiano stesso. Io stesso avrò il privilegio e l’opportunità di tenere un paio di queste conferenze nelle quali, da una po’ di mesi a questa parte, cerco anche di introdurre quelle che sono le tematiche più “calde” e sulle quali da tempo cerchiamo con tanti altri colleghi di riportare una seria attenzione sul settore e specificamente sull’importanza della raccolta fondi e sulle professionalità che la promuovono.

Contemporaneamente a ciò, è notizia di cronaca l’uscita degli elenchi relativi al 5xmille dell’anno scorso (qui ne parla Carlo Mazzini e qui commenta Vita) e questo ha riportato alla ribalta la tematica del coinvolgimento delle istituzioni di Governo nella distribuzione di risorse (o meglio la non distribuzione) che per il settore sono vitali.

Complice la “vacanza” del Governo per mesi e complice un Governo precedente che non ha brillato per attenzione nei confronti del settore, non vorrei che l’ennesimo dibattito su queste questioni di coinvolgimento del mondo istituzionale ci sottraesse alla vera discussione e ai veri argomenti che dobbiamo mettere sul tavolo.

E’ vero: le politiche fiscali sono un importante nodo essenziale per incoraggiare il dono e l’impegno di sostenitori, ma ce ne sono molti altri.

E’ necessario avviare un dibattito ampio e approfondito anche internazionale per creare partenariati pubblico-privati, incoraggiare e facilitare gli investimenti sociali a lungo termine e di mobilitare le risorse in modo più efficace. E non solo risorse finanziarie, ma umane, sociali e di altri tipi di capitale.

Se abbiamo intenzione di consolidare (anche reinventandola) la FILANTROPIA e riaccendere la categoria del DONO, la dinamica fiscale da sola non è la risposta e le istituzioni sono solo uno dei tanti interlocutori.

Abbiamo bisogno di portare tutti i gruppi interessati al tavolo e di impegnarci a vicenda su come possiamo significativamente risolvere le sfide globali che deve affrontare il nostro settore.

Tuttavia devo anche riconoscere che ogni processo ha i suoi step, e il primo passo

deve essere che lo Stato possa garantire che possano esserci le condizioni perchè tutto questo possa avvenire, senza creare naturalmente una “zona franca”, ma riconoscendo concretamente il ruolo che il settore gioca nel far funzionare attività che altrimenti sarebbero puntualmente disattese ovvero carpite da un profit particolarmente attento ad occupare zone una volta ricollocate in un ambito “di mercato”.

Altrettanto importante è educare i nostri donatori, il nostro staff, il pubblico e l’opinione pubblica in generale su cosa significa assumersi questo tipo di ruolo, non solo additandoci come approssimativi detentori di un privilegio.

Ci sono punti chiave che tutti abbiamo bisogno di conoscere e condividere quando si discute di beneficenza, di nonprofit e di filantropia: fin troppe volte si sono ricordate percentuali di PIL, numero di occupati nel settore, pazienti curati, opere salvate, progetti sostenuti, vite salvate, bambini adottati, ecc…..

Quelli sono numeri incredibili e troppe poche persone, governi, imprese e comunità riescono a comprendere l’ambito e la portata del settore delle organizzazioni nonprofit

Non è sufficiente parlare ai nostri politici di quelle cifre sottratte dalle somme (ipotetiche) di un 5xmille non distribuito.

TUTTI questi dati devono far parte del nostro lessico comune, quasi fosse argomento di conversazione con la gente ogni giorno.

Più la gente lo sente e ne sa e più sostegno avremo.

I numeri non devono necessariamente convincere nessuno da soli. Essi devono essere collocati nel contesto di storie. Cosa significa una perdita di finanziamenti per la nostra organizzazione ed i programmi, le attività e i servizi che essa fornisce?

Quante persone nella nostra comunità potrebbero essere influenzate da un cambiamento (in positivo) del clima che accompagna la ricerca di denaro, di finanziamenti e di risorse in generale per le attività di cui le stesse comunità hanno bisogno?

A Castrocaro saremo più di 500: pochi rispetto ad un settore vasto e variegato (e mai degnamente rappresentato); proviamo a parlarne a partire da problemi concreti, dall’individuare interlocutori – istituzionali e non – ben precisi, a farci carico e ad assumerci la responsabilità di dedicare qualche minuto dei nostri tanti incontri durante l’anno a sostenere queste tematiche.

Governo, Assessorati, Imprese, il mercato del lavoro (per le note problematiche professionali), le compagnie telefoniche (per l’utilizzo dell’SMS) sono solo alcuni esempi dettati dalle problematiche emerse nell’ultimo anno.

Qualche tentativo c’è già, ma credo manchi lo slancio vero e proprio. Ci proviamo?

1 comment on this postSubmit yours
  1. Bravo. Parole sante. Anzi una parola santa: “Proviamoci”.
    CI si vede al festival. E magari ci proviamo.
    Massimo

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