Il questionario della Madonna

1318329924.2-gMuovo qualche riflessione a partire dall’articolo con cui oggi Repubblica (qui), tramite la penna di Concita De Gregorio, ha descritto la campagna sui lasciti di Radio Maria.

Premetto che io non ho letto nel dettaglio né la lettera né il questionario, se non attraverso quello che è riportato dall’articolo, ma se qualcuno vuole mandarmi il materiale per una opinione più approfondita sono a disposizione, come mi sono sempre messo a disposizione di chiunque volesse approfondire questa tematica circa lo strumento e le sue potenzialità

Tra queste riflessioni sintetizzo alcuni paradigmi sulla promozione dei lasciti testamentari che mi sono dato (personalmente e per l’istituzione per cui lavoro) che per fortuna sono stati anche ascoltati da centinaia di persone che hanno frequentato i workshop, le lezioni, gli incontri dove sono stato chiamato a proporli e che io stesso ho imparato, ampliato e approfondito seguendo esperienze internazionali e di successo.

  1. Parlare di testamenti a una persona è una questione INTIMA; come nessuno di noi parla di un problema INTIMO ad un conoscente occasionale, così io (istituzione) non mi posso/devo permettere di introdurre l’argomento con qualcuno che non lo abbia volutamente introdotto con me per primo;
  2. Io (isitituzione o fundraiser con questa particolare esperienza) mi metto a disposizione per eventualmente accompagnare con l’aiuto di professionisti (notai) o con strumenti idonei, una persona che abbia esplicitato l’intenzione;
  3. parlare di testamenti ai propri sostenitori, lo si fa (anche scolasticamente) solo attraverso strumenti diffusivi (riviste, newsletter, web, ecc…) ma solo magari raccontando quelle storie che hanno avuto come motivo scatenante un lascito testamentario: in sintesi cosa si è potuto fare o quale problema si è potuto risolvere nella nostra organizzazione grazie a quel gesto.
  4. Al limite, su corrispondenza mirata (i mailing) si accenna alla possibilità di un lascito  (magari nel post scriptum) solo per ricordare la possibilità di approfondirlo attraverso l’invio di idonei strumenti;
  5. Questo è il vero buon modo per alzare la consapevolezza delle persone rispetto allo strumento in sé, senza proporsi magari in prima battuta;
  6. Ripeto spesso che, se una persona si rivolge a noi per chiedere la nostra guida ai lasciti, in parte la sua scelta (verso di noi) l’ha già fatta, si tratta solo di eventualmente accompagnarlo sulla strada della razionalizzazione delle sue decisioni sulla distribuzione del proprio patrimonio quando non ci sarà più;
  7. E’ chiaro però che non posso essere io a proporglielo; tantomeno devo “indagare” le sue intenzioni facendogli (con un questionario) delle domande dirette e personali;
  8. Se l’istituzione riceve già alcuni lasciti, è bene raccontare cosa si riesce a fare con questi: immediatamente la cosa farà da volano senza la benché minima necessità di proporre noi la cosa in maniera così diretta ed invasiva.

Il lasciti testamentari consentono alle ONP che li ricevono di fare grandi cose e assecondano nel modo più alto, l’interesse che un sostenitore ha riposto nella nostra mission: ma così come alcuni non donano mai poiché hanno previsto di lasciare cifre cospicue alla loro morte, così chi dona costantemente non vuole sentirsi chiedere “così tanto”, e scrivergli a casa con queste modalità e soprattutto su questo argomento è assolutamente sconsigliabile.

Il nostro sostenitore – lo ripeto – è un nostro amico: rileggendo dall’articolo le domande e la spinta personalistica rispetto alla redazione del testamento, difficilmente riuscirei a porre quelle stesse domande a uno dei miei amici ……

Anche spingersi a “fornire consulenza a domicilio” mi sembra confermare uno spirito invasivo che poco ha a che fare con incrementare la consapevolezza dello strumento.

Se c’è una cosa che mi è stata insegnata e che ho assimilato con l’esperienza ed il confronto diretto con tanti donatori (che hanno anche redatto testamento) è proprio che il fundraising ha molto poco a che fare con la ricerca spasmodica del denaro, ma ha molto a che fare con la solida costruzione di un rapporto improntato alla condivisione, alla correttezza e alla trasparenza.

Come sempre cerco nei simboli la chiave delle cose e puntualmente li trovo: l’elemento chiave per la giusta interpretazione sta proprio nel pudore del figlio che mai si è permesso di introdurre l’argomento (lui per primo) con la mamma 92enne, ma si è seduto al tavolo con lei a parlarne, solo quando lei per prima ha accennato alla cosa.

Come sempre sensibilità e buon senso guidano verso la meta migliore. Per tutti e senza alcun “questionario”.

2 total comments on this postSubmit yours
  1. Caro Stefano,
    tu giustamente suggerisci un tipo di approccio al tema, che posso anche condividere, ma converrai con me che la tua è una scelta e che di approcci ve ne son altri.

    Inviare una lettera diretta con questionario ai sostenitori, come ha fatto Radio Maria, non solo non ha nulla di male (soprattutto se la lettera in questione è informativa), ma è una pratica che seguono molte organizzazioni e lo fanno da anni.

    Magari per te è invasivo – e rispetto la tua opinione – ma il punto non è questo. Il punto è che Radio Maria non è la prima nè l’unica a farlo, ma è l’unica che è stata messa alla gogna e accusata di manipolare le persone, di raggirare gli anziani.
    Io questo lo trovo gravissimo.

    Così come trovo gravissimo che il Terzo settore se ne sia stato muto. Nessuno è intervenuto mi pare: a parte questa tua nota più che altro metodologica, nessuna Associazione è scesa in campo per difendere questa modalità di sostengo che sono le campagne lasciti e la legittimità delle associazioni a promuoverli.
    Nemmeno in una settimana in cui è uscito il sito dedicato ai lasciti: quale migliore occasione!

    Leggo montagne di banalità sui blog del nostro settore e ora.. un silenzio assordante. Un’occasione sprecata.

    Era l’occasione per dire la verità alla luce del sole, come alla luce del sole lavora Radio Maria che – mi si consenta di dirlo – riceve tante richieste di informazione sul tema e anche richieste di visite a domicilio e ha semplicemente scelto una strada per informare i sostenitori come fanno tante altre.. e ora si trova alla gogna mediatica .
    Che si condivida o meno l’approccio, resta che non è l’unica ad averlo adottato.. e mi astengo da pubblicare in rete le numerose lettere e questionari che possiedo.

    Concludo osservando che la Repubblica ha riportato dei virgolettati che non erano presenti nella lettera nè nel questionario di Radio Maria… la quale non ha scritto mai scritto nè “Lasciateci i vostri beni” nè “Fate testamento per noi” come recitavano i loro titoli. Il virgolettato, per la lingua italiana, è citazione diretta. Evidentemente citazione falsa.

    Perdona la lunghezza della mia nota.

    Ti ringrazio
    Un cordiale saluto
    Francesca

    • Cara Francesca,
      Cerco di raccogliere alcuni dei tuoi spunti in sintesi, dal momento che un post ha spazi estremamente limitati (per entrambi) ad argomentare come la materia richiederebbe.
      Come riconosci tu il mio approccio è metodologico e cerca di prescindere da qualsiasi giudizio sull’Istituzione in sé o su chi l’ha consigliata nello strutturare la campagna in questo modo.
      So anche io che altre realtà possono aver utilizzato questa modalitá, ma va tenuto conto che questo strumento richiede per sua natura una estrema attenzione a modulare l’approccio e il linguaggio sulla causa dell’organizzazione, cosa che ricordiamo spesso anche nei pochi corsi che si fanno sul legacy.
      Ammetterai che una istituzione che é stata spesso sulla breccia per l’invasività dei suoi messaggi (ricorderai le antenne) e promuove sui suoi strumenti la cura delle anime, forse avrebbe potuto utilizzare altre strade. Non che io voglia cosí giudicare a priori, dico solo che Io stesso se fossi stato il responsabile del Fundraising di Radio Maria e mi fosse stata proposta questa campagna, memore di quanto già accaduto mediaticamente e memore della sensibilitá con cui i sostenitori si avvicinano a me, ci avrei pensato due volte …..
      È abbastanza rivelatrice, a questo proposito, l’intervista rilasciata qui dal responsabile di Radio Maria, che sembra prendere due strade: addossare le responsabilità su un ufficio amministrativo (il Fundraising?) o non volersi assumere la responsabilità di una scelta non condivisa.
      Occuparsi di anime credo voglia dire anche occuparsi di cosa dire e come ai tuoi fedeli.
      Sula voce spenta del terzo settore non sono d’accordo, dal momento che vedo già un sacco di reazioni sul web: tieni anche conto che ci’ é poca dimestichezza sull’argomento dal momento che lo strumento ( fortunatamente) non é di facile dimestichezza per qualsiasi ONP o professionista del Nonprofit/ Fundraising.
      Circa il riferimento che fai a Testamentosolidale.org, devo purtroppo anche io segnalare che, anche grazie a questo riflesso negativo creato dalla diffusione di questa campagna, probabilmente il suo effetto ne potrà risultare smorzato.
      Di sicuro è da evidenziare che quella iniziativa ha un altro tipo di obiettivo: non raccoglie lasciti per le organizzazioni, ma promuove lo strumento in generale e cerca di comunicare le logiche con cui funziona per il settore Nonprofit. Fa comunicazione, rimandando a professionisti ed esperti e senza inviare consulenti a casa di nessuno, se non altro perchè di lasciti non ne puó accettare.
      Non ho dubbi nel credere poi che il giornale abbia travisato certe espressioni o ne abbia riferite male altre. È un meccanismo a cui siamo abituati, che dovrebbe peró richiedere una accortezza maggiore nel parlare di certi argomenti in certe forme a un certo pubblico.
      Se é vero, come é vero e come ci hanno insegnato, che il Fundraising é la persona giusta che chiede al donatore giusto, la donazione giusta, per il programma giusto, al momento giusto, nel modo giusto, in questo caso pare che qualcuno di questi elementi sia saltato o non abbia funzionato a dovere.

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