Fare la differenza con i lasciti. Al Festival vedremo come

Ormai è un classico. Con i colleghi spesso ci divertiamo a raccontarci vicendevolmente le reazioni che scateniamo nella gente quando proviamo a raccontare il lavoro che facciamo: i fundraiser.
Ma la questione diventa quasi comica per me quando provo a raccontare della mia passione; i lasciti nel testamento. Allora gli occhi si sgranano, le battute si sprecano i gesti si fanno nemmeno troppo garbatamente scaramantici.

“Non potrei mai farlo io il tuo mestiere, tutto quel parlare di morte e di morire …”

Fortunatamente stanno passando quei tempi e – negli ultimi due anni – sono favorevolmente impressionato da quante organizzazioni vogliano approfondire, sviluppare e formarsi su questo tema del dono nel testamento.

Ormai si dà quasi per scontato che in realtà si parla di vita e si pensa alla vita anziché alla morte quando si affronta la possibilità di donare qualcosa attraverso il testamento.

Le carte quest’anno le ha sparigliate definitivamente e alla grande UNICEF, che ha preso la lungimirante decisione di accedere alla TV per presentare questo strumento, per raccontare in 30 secondi tutta l’emotività, la forza e la gioia del poter donare qualcosa che faccia proseguire la vita di qualcun altro, quando la nostra sarà inevitabilmente finita.

Quelli che una volta erano gli strumenti fondamentali (la brochure sui lasciti, il leaflet e qualche pagina sul sito web), pur nella consapevolezza che siano necessari e tuttora utili, non bastano più!
Bisogna occuparsi seriamente, costantemente e magari per un lungo periodo di tempo di una cosa tanto banale e ripetuta quanto fondamentale: la RELAZIONE.

E in questo specifico tipo di rapporto con il donatore, la relazione è fatta di emozioni, umori, ripensamenti, accelerazioni, problematiche da risolvere e tecnicismi da superare.

Che tono di voce utilizzare? Che priorità evidenziare? Quali strade seguire? Che tempi mantenere?

Proverò a dare alcune di queste risposte nella prossima edizione del Festival del Fundraising, suggerendo 10 percorsi per interagire con un (potenziale) donatore sul tema dei lasciti; questa volta trascurerò un po’ le tecniche vere e proprie, gli strumenti, i linguaggi e le immagini da utilizzare. Li darò in parte per scontati e proverò a condividere le esperienze vere e proprie di dialogo con il (potenziale) donatore, con tutto quello che porta con sé una relazione così … intima.

Non è un terreno facile da affrontare: è necessario conservare il giusto equilibrio tra l’emotività che spinge il nostro interlocutore su questa strada e la concretezza che richiede la prospettiva di quelle attività che si svolgeranno quando noi non ci saremo più.

Tra l’altro questo è un percorso che non dovrebbe riguardare solo i fundraiser, ma tutta l’organizzazione, dal volontario al Presidente, passando dai singoli operatori al CdA. Ricordare sempre e a tutti come anche un piccolo dono in un testamento consenta di salvare vite, di svolgere ricerche, di avviare e concludere progetti che altrimenti resterebbero irrealizzati senza alcuna prospettiva per il futuro. Di nessuno.

Continuo a credere che costruire una cultura positiva del testamento sia qualcosa per la quale valga la pena spendere tempo, con grande senso di responsabilità per noi stessi, per chi ci è accanto e per il resto del mondo che ci ospita. Per un po’ …
Vi aspetto al Festival.

2 total comments on this postSubmit yours
  1. Mi sono iscritta al Festival per sentire la tua relazione! Ci vediamo a maggio.

    • Grazie Elizabeth. Da un lato mi dai una grande responsabilità che spero di non deludere, dall’altro sono certo che l’investimento per la tua iscrizione sarà ripagata dalle tante relazioni interessanti che potrai ascoltare. A presto!

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